sabato 4 settembre 2010

Che cos'è un sito web? - Manifesto#7

Il punto di partenza è l'interessante riflessione di Andreas Voigt: Un sito web non è un oggetto - Innovando

Sintetizzando e semplificando Andreas pone l'accento sulla natura non-oggettuale del sito web, definendo il sito come luogo (possibilmente attraente) in cui delle persone interagiscono con oggetti customizzati.

Ma cosa rende questo luogo - il sito - attraente per i visitatori?
Le funzioni che gli oggetti customizzati assolvono?

La progettazione prevede certamente la scelta degli oggetti con i quali il visitatore andrà ad interagire. Ma quale sarà il criterio di scelta? Che cosa darà un senso alla raccolta di oggetti e al luogo che li dovrà ospitare?

Ciò che progettiamo quando realizziamo un sito web (o un qualsiasi altro atto-prodotto comunicativo) è un'esperienza. La chiave per coinvolgere le persone, rendere il nostro sito attraente e raggiungere gli scopi che sono alla base del nostro atto comunicativo è pensare a come costruire assieme al visitatore un'esperienza significativa.

Perché l'esperienza è un racconto, e il racconto è una sequenza che costruisce e assegna un senso a immagini, parole, odori, sentimenti, ... In una parola a ciò che viviamo.
Il senso è la colonna portante: tolto quello il resto non sta in piedi.

Che cos'è allora un sito web?

Un sito web è un'esperienza nella quale delle persone interagiscono, tra loro e con degli oggetti, allo scopo di costruire senso.

Vi torna?

4 commenti:

  1. C'è un errore di fondo. L'esperienza è quell'insieme di conoscenze, accumulate in un tempo determinato ottenute tramite il coinvolgimento l'esposizione o l'osservazione di un insieme di eventi.
    E' pertanto un concetto astratto non configurabile come luogo nel quale persone possano interagire.
    Quindi rimane valida la mia tesi. E' però vero che la tua riflessione non è disaggregata dalla mia ma si sposa in un contesto dialettico omnicomprensivo. Ricordiamoci comunque che le eprsone interagiscono comunicando, in prima istanza, proprio per diffonedere le proprie esperienze.

    Ricordo a tutti che internet è il quarto stadio evolutivo della comunicazione.
    1. Invenzione della parola.
    2. Invenzione della scrittura
    3. Invenzione della stampa
    4. Invenzione ed evoluzione di internet (processo ancora in atto).

    Tutto questo processo evolutivo per cosa? Per diffondere e comunicare esperienze ed emozioni.

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  2. C'è un errore nel tuo blog. Non so perchè appaia Carpinews. Io sono Andreas Voigt di Innovando. Il commento di prima era il mio. Ho provto con OpenID che io ho, ma non funziona .... Ti rimanda a google .... Contolla meglio il plugin.

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  3. Cerco di capire cos'è successo e di sistemare l'ID ;)

    Per rispondere alle tue osservazioni.

    Hai ragione sul fatto che in qualche modo la mia riflessione si collochi a un livello più astratto.

    Ma credo che alla base di ogni atto comunicativo non vi siano tanto oggetti concreti, quanto piuttosto "esperienze di senso" giocoforza astratte.

    Il mio non rispondere a un SMS che mi chiede "come stai?" da parte di qualcuno con cui sono arrabbiato è un atto comunicativo, perché veicola un significato ("non voglio aver a che fare con te"), ma è assolutamente astratto.

    E' un caso-limite, ma mostra come ogni atto comunicativo sia un processo che da qualcosa di astratto porta a qualcos'altro di astratto, passando per un'esperienza di senso articolata.

    I passaggi possono essere più o meno concreti, ma i nostri scopi si realizzano nel mondo astratto della nostra mente.

    Allora la costruzione di un sito (che si comporta per certi versi come luogo, ma vive solo attraverso l'esperienza dei suoi utenti) implica la costruzione di un'esperienza.

    Quest'ultimo livello di astrazione, quello più alto, è indispensabile per coprire l'intero atto comunicativo: senza l'esperienza manca la comunicazione di un senso.

    Il percorso nel caso del sito web vede allora delle persone che vivono un'esperienza di senso (senza distinguere trasmissione/ricezione) all'interno di un sito (che funziona come un cronotopo, fornisce i confini di spazio e tempo) che permette l'interazione con degli oggetti.

    L'aggiunta del concetto di esperienza non è solo filosofica. Integrare le dinamiche di costruzione e percezione del senso ci permette di migliorare la nostra efficacia lungo tutto il percorso.

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  4. Roberto Landrino6 settembre 2010 00:35

    E' sempre un piacere incontrare discettazioni così appassionate, di buon livello e costruttive. Ancor di più quando toccano aspetti profondi e significativi di temi concernetti lo sviluppo della rete e le relazioni telematiche tra le persone ... anche se a percorrere i sentieri dell'astrazione si rischia di perdersi in labirinti insidiosi - siamo vivi in quanto tali o solo in quanto coscienti di essere vivi?

    Il mio contributo alla discussione parte dalla considerazione che non vi vedo in contrapposizione, anzi, è mia opinione che le vostre riflessioni si combinino andando a perfezionare un modello in cui il luogo condiziona l'esperienza e l'esperienza condiziona il luogo.

    Mi spiego, assunte le premesse:
    a) che il soggetto esaminando è un sito del 2010 (quello del web 2.0);
    b) che il modello di sito 2.0 supera il vecchio concetto di flusso (oggetto -> canale -> utente) arricchendosi delle azioni utente, divenuto soggetto attivo, quali (interazione -> elaborazione -> produzione -> redistribuzione -> generazione di nuovi flussi);
    c) che ogni interazione genera un'esperienza.

    Dico che il sito è un luogo!
    Questo è un dato incontestabile, al pari di un edificio ha una sua fisicità, ha bit al posto di mattoni ed è un luogo la cui struttura determina le condizioni e le modalità di interazione "con e tra" le persone.

    E' però anche un luogo nei confronti del quale il fattore esperienza è talmente determinante da condizionarne profondamente le premesse e l'evoluzione.
    Questo accade perché nel sito, che non è fine a se stesso, l'interazione del visitatore genera contenuti caratterizzati in tutto o in parte dall'interazione stessa. I nuovi contenuti producono una mutazione ed una evoluzione del "luogo", lo arricchiscono e si sommano ai precedenti determinando modifiche nelle interazioni successive e di conseguenza anche nell'esperienza degli utenti a venire.

    Il sito 2.0 si configura quindi come un luogo caratterizzato da doti ricettive e divulgative profondamente sensibili alle esperienze dei partecipanti e ad esse finalizzato.

    L'evoluzione del concetto è il sito che modifica la sua struttura e le modalità di accesso e fruizione, quindi il luogo, in funzione delle esperienze/interazioni con gli utenti.

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