sabato 6 ottobre 2012

Angry Birds: Transmedia o non Transmedia? Questo è il problema... - Manifesto #15 (pt.1)


"Pigs on the wing"!

Il lancio di Bad Piggies, spin-off della serie Angry Birds, è stato il successone che ci si poteva aspettare. Ma tra il lancio di un nuovo velivolo e le operazioni di recupero di un ingegnere suino mi sono chiesto: la serie Angry Birds è o non è Transmedia Storytelling? E' solo un (ottimo) franchise? 

The story so far: dopo essere stati investiti dai pesanti attacchi aerei degli uccellini arrabbiati, i poveri maiali affamati fanno del loro meglio per dimostrare al mondo di non essere solo grugno e borbottanti interiora.

Comincia una nuova era: l'era del maiale volante!





Come omaggio al genio e allo spirito di iniziativa dei tanto bistrattati suini verdi, dedico a loro la colonna sonora di questo post: Pigs on The Wing (1 e 2), dei Pink Floyd.

Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti.


La serie Angry Birds è sicuramente un franchise di successo, e ha saputo raggiungere una fetta di pubblico molto più ampia e variegata di qualsiasi altro videogame nel mondo mobile. Tutti ci saremo imbattuti almeno una volta nei suoi personaggi (personalmente ho visto giocare ad Angry Birds chiunque: dal bambino sulla metrò al birraio al pub) che dai market Apple e Android sono finiti su magliette, felpe, gadget e accessori di ogni genere.








In giro per la rete se ne parla molto, e ha fatto rumore la rapidità della scalata di Bad Piggies nelle classifiche di vendita: Bad Piggies, il nuovo titolo Rovio, ha scalato le classifiche in sole 3 ore.

Diversi blog lo definiscono Transmedia Storytelling, con la consueta disinvoltura che usiamo tutti sulle buzzword del momento, ma siamo sicuri che la serie Angry Birds, assieme al suo nuovo episodio Bad Piggies, lo sia davvero?

Sia chiaro: Bad Piggies mi sta entusiasmando.

E' il mix perfetto di rassicurante "già visto", creatività e intuizione, design curato e gameplay immediato.

Ma qualche dubbio è venuto, e ho intenzione di rifletterci sopra un po'. Giusto perché la cavalcata in modalità buzzword di termini (e temi) potenzialmente molto ricchi e interessanti proprio mi dà noia...


Angry Birds è o non è Transmedia Storytelling?
Lo scopriremo nella prossima puntata...

Pigs on the Wing - part 1:
If you didn't care what happened to me,
and I didn't care for you,
we would zig zag our way
through the boredom and pain,
occasionally glancing up through the rain
wondering which of the buggers to blame
and watching
for pigs on the wing.


venerdì 5 ottobre 2012

Transmedia Storytelling: "Just for the 1% that matters" - Manifesto #14



Facciamo finta di non aver mai sentito parlare del Transmedia Storytelling. Ok, è difficile, visto che tutti ne parlano (in un modo o nell'altro). Facciamo finta allora di non sapere esattamente cosa sia questo Transmedia Storytelling.

Immaginiamo di volerlo capire, e di chiedere a qualcuno "ce l'hai un bell'esempio che capirebbe anche mia nonna?". Ecco: trovare un bell'esempio che renda l'idea di cosa sia esattamente il Transmedia Storytelling è ardua impresa. Anche per chi effettivamente un'idea già ce l'ha.

La campagna per il lancio della serie TV Hunted però ci va molto, molto vicino...

Potete andare a leggere il racconto di chi ha avuto la fortuna di viverla in prima persona: "But, how?" e ARGNet.

Per chi invece non vive a portata di postino di sua Maestà (o della Grande Mela), e per chi ha fretta, ecco il mio rapido resoconto in terza persona.


Un manifesto per strada, in Wall Street, mostra un claim che non può non attirare l'attenzione, e il link a un sito aziendale: byzantiumsecurity.com
Sul sito si trova un video di reclutamento della Byzantium Security (che scopriamo essere una società di sicurezza) e il rimando a un test preliminare di valutazione psico-attitudinale online 

Il test... beh, almeno questo vi consiglio di provarlo ;) byzantiumtests.com
Dopo la compilazione del test, viene recapitato un pacco misterioso...

... che contiene una lettera e una scatoletta di legno...


... proprio una strana scatoletta...

... con dentro una chiavetta USB, contenente un file .zip criptato.

La password di accesso la si ricaverà pure da qualche parte, in qualche modo...

La ricompensa? Una raccolta di materiali top-secret che anticipano le vicende della serie, e un video 

C'è poco da dire.
Fantastico!


Fantastico per la creatività, la cura e la qualità di tutte le componenti: dal livello di evoluzione del test online (qualcuno ha giocato ad Assassin's Creed di recente?) alla verosimiglianza delle affissioni.

Il lancio di una serie TV che:
  • parte dalle affissioni per strada come primo link fisico per scaraventare il lettore, dal mondo reale, dritto al centro del mondo narrativo (come candidato a un posto di lavoro nella Byzantium, la corporation per la quale la protagonista di Hunted lavorava, prima di diventare il nemico pubblico numero uno)
  • inizia a farti vivere sulla tua pelle il conflitto, e immedesimare nel cuore della storia (potrebbe essere: crisi profonda VS bisogno di sicurezza VS individuo VS bisogno di libertà VS controllo VS corporations ...)
  • ti incolla allo schermo mandandoti in trance narrativa prima ancora che il primo episodio venga trasmesso
  • per portare luoghi, temi e personaggi della serie direttamente nel tuo mondo reale, lasciando anche un bel margine di ambiguità sulla loro reale esistenza (vedi chi ha creduto che le affissioni fossero vere, ed ha attribuito loro un preciso significato politico-sociale)



Fantastico anche per l'essenzialità ed efficacia del pacco misterioso, alla lettera allegata (con la piega che lascia fuori a regola d'arte l'incipit fizionale, e nasconde a una prima occhiata la parte "istituzionale" che spiega della serie TV).

E per il livello di consapevolezza di chi ha tradotto il famoso "nuovo paradigma" alla perfezione (mettendo a segno un bel po' di punti sul mio tabellone, tra criteri standard e mie personali convinzioni):
  • accessi multipli all'esperienza di un'unica storyline (diffondibilità, scavabilità, continuità)
  • sviluppo su ciascun media in coerenza con le sue caratteristiche e potenzialità (molteplicità)
  • immersione del lettore nel racconto ed estraibilità dello stesso nel momento dell'emersione
  • comprensione additiva per ogni ulteriore frammento di esperienza vissuto (la ragion d'essere della serialità)
  • pluralità di punti di vista (soggettività)
  • chiamata all'azione per il lettore (performance)
  • creazione di microversi narrativi diversificati e unici, all'interno di un unico metaverso (o come la direi io: micro-biomi narrativi che convivono in un unico macro-bioma) (worldbuilding)
Potremmo chiederci: ma effettivamente in quanti potranno/vorranno buttarsi in questa esperienza?

A quante persone, nel pubblico generalista della TV, può essere rivolta questa forma spinta di Transmedia Storytelling?

Probabilmente a pochi. Molto pochi.
Ma, forse, sono proprio quei pochi l'1% che conta...

Ancora una volta, c'è poco da dire.
Fantastico!


PS:
Che cos'è un bioma narrativo?
Magari di questo vi scriverò la prossima volta...

lunedì 17 settembre 2012

L'era digitale è l'apocalisse dei ricordi - "Lost memories" - Manifesto #13


LOST MEMORIES (French, English Subtitles) on Vimeo

Quali effetti ha la saturazione digitale sulle nostre vite?
Cosa perdiamo, a fronte di ciò che guadagniamo?

Lost Memories mi riporta l'eco di un certo dio-uccello e della sua grande invenzione, delle apocalittiche amputazioni necessarie perché l'uomo possa servirsi delle sue protesi tecnologiche, delle allucinazioni distopiche di androidi che sognano pecore elettriche.

È una bella storia, non per il lieto fine, ma perché insinua nel nostro sogno digitale un'ombra di dubbio: dove stiamo andando?

La domanda è molto più concreta di quanto potremmo essere portati a pensare.

mercoledì 21 settembre 2011

Trauma - indefinito racconto digitale

TRAUMA: Title Screen
Al giorno d'oggi si capita ovunque in modo casuale e io, per caso, sono finito in uno sconnesso mondo-specchio digitale.

Trauma è l'esperienza digitale di un piccolo metaverso narrativo (in altro modo non saprei definirla). Densa e opaca. Straniante, ma intuitiva - ed empatica.

Difficile definirla "gioco", vista la scarsa carica performativa. E' più una macchina-racconto, un artefatto da evocazione. L'importante non sono le mie azioni, ma il racconto che attivano. E le emozioni in cui mi immergo.

TRAUMA: Under the BridgeTRAUMA: Autobahn PlanetTRAUMA: Ghost

lunedì 27 dicembre 2010

Got to be real! - Manifesto #12

Vi invito ad alzare il volume e a far partire la colonna sonora di questo Manifesto: Got to Be Real - Cheryl Lynn



Non preoccupatevi: l'argomento del giorno non è il revival anni '70...

Stavo solo riflettendo su un video nel quale mi sono imbattuto in questi giorni, e che mi ha letteralmente tenuto incollato allo schermo. Forse il video più emozionante che mi sia capitato di vedere online...

Un buon titolo potrebbe essere "The Blackness Beyond Our Earth", e vi consiglio di guardarlo a tutto schermo.

Homemade Spacecraft from Luke Geissbuhler on Vimeo.


Prima di tutto la cosa più importante: l'emozione. Emozione che nasce dall'incontro tra il sogno più antico - quello di volare - e la più umana delle ambizioni - posare il proprio sguardo al di là del cielo.

Dopo essermi goduto lo spettacolo in questi casi il mio primo pensiero è sempre "ma sarà vero?". La panzana in rete è sempre in agguato...

Ma questa volta il mio primo pensiero strutturato è stato:
"è vero? è una bufala? ... ma chissenefrega! quello che ho provato è vero già più che abbastanza".

Morale: le emozioni sono vere.

venerdì 19 novembre 2010

Chi ha incastrato Roger Rabbit? - Manifesto #11



Dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amicia fare lo stesso... lo scopo? Per una settimana non vedremo una sola faccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia...


Avevo subodorato qualcosa...
Da qualche giorno una buona metà dei miei contatti su Facebook hanno cambiato la loro foto del profilo con quella di un cartone animato.

Prima domanda: perché farlo?

Seconda domanda: cosa rende l'iniziativa interessante?

Terza domanda: ... che foto scelgo? :D

mercoledì 10 novembre 2010

Il protagonista sei tu (ma noi siamo tutto il resto): il prodotto diventa set narrativo - Manifesto #10

Aspetta un attimo... perché un'azienda di design mi regala un set le mie riprese?

Redesign Life - il Set

Storia di un dramma esistenziale...

Sono un'azienda.
Sono io che produco. Sono io che parlo, e i consumatori devono stare a sentirmi. Le cose sono sempre andate così, e così devono continuare ad andare.

Ma un giorno le cose cambiano, i consumatori dicono e fanno un po' quello che gli pare - e quello che dicono o fanno non c'entra niente con quello che dico e faccio io.

Se nell'esperienza di consumo il protagonista è il consumatore, a me azienda che parte spetta? Quella dell'aiutante? Della spalla? Devo fare da comparsa?

Aspetta che ho un'idea... Non posso dire al consumatore cosa deve fare, e la comparsa non se la ricorda nessuno. Cosa ci ricordiamo subito di una storia oltre al protagonista e all'azione? Cosa influisce e determina l'azione, pur senza agire in prima persona?

Il set!

La scena - il setting narrativo dell'azione - devo essere IO.

Non ho bisogno di imporre niente a nessuno: mi basta essere lì, offrirmi (meglio: regalarmi), e tutte le mie scelte, i miei messaggi, le mie decisioni, ... tutto ciò che voglio sarà evidente e necessario come girare il polso per svitare un tappo!