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giovedì 26 settembre 2013

Ebook "Transmedia Storytelling - Raccontarsi oltre il racconto"

E’ online "Transmedia Storytelling - Raccontarsi oltre il racconto": il primo di una serie di ebook a mia firma dedicati al Transmedia Storytelling.

In questo ebook una prima introduzione al tema:
  • Che cos'è il Transmedia Storytelling?
  • A cosa serve? A chi si rivolge?
  • Quali sono i suoi principi fondamentali?
  • La mia narrazione è o non è Transmedia Storytelling?
L’ebook è disponibile in formato PDF e EPUB, ed è stato curato da Storyfactory, che ha già pubblicato l’ebook "Corporate Storytelling – L’ago e il filo del racconto"

giovedì 4 luglio 2013

La morte del "Web Cartaceo"

C'era una volta l'Età dell'oro del Web. I contenuti erano rigorosi, le notizie verificate, la condivisione era disinteressata e gli utenti seri e rispettosi... BALLE!


Non è mai esistita alcuna Età dell'Oro. La condivisione accademica è stata una questione di quattro gatti. Le catene di Sant'Antonio e le bufale non sono affare recente. Buona parte di chi condivideva l’ha sempre fatto verificando al massimo i primi due link emersi da una ricerca su Google.


E da che esistono email, board e forum, sono esistiti Spam, Troll e Flame. Il punto è che in tutto questo non c'è assolutamente niente di male, anzi. Probabilmente le più grandi accelerazioni nella diffusione del Web e nel suo radicamento nella nostra vita quotidiana sono arrivate proprio dagli usi più semplici, istintivi e anti-scientifici del mezzo.

Il problema è in noi, e sorge quando ci lanciamo nella ricerca di un paradigma univoco all'interno di un fenomeno complesso come l'insieme degli "usi di Internet". E' il pensiero paradigmatico (per dirla con J. Bruner) che da solo arranca. E muore.

Non so se ci mancherà...


Mi viene da chiamarla "Web cartaceo", questa visione della Rete come il luogo degli autori liberi di scrivere, di mettere in ordine tutto il loro sapere come nuova fonte alla quale un'umanità assetata possa dissetarsi, e il dissetante autore possa gongolare.

Anzi, il ruolo dell'autore sembra sempre più fragile e inadeguato davanti alla complessità e alle potenzialità di una Rete più matura, più popolata e più densamente connessa alla vita "reale" di tutti i suoi utenti.

La condivisione sul Web non può limitarsi solo a ciò che è ponderato, distillato, freddo e calcolato: quello è solo uno dei modi d'uso possibili, una piccola parte delle motivazioni, una scheggia di paradigma. Ciò che ci spinge a condividere un'esperienza, un testo, un'immagine o un contenuto è spesso ben altro: la motivazione non può risiedere nella semplice ragione, o nell'astratta conoscenza. E, soprattutto, non può essere una per tutti.

Ognuno di noi attribuisce alle proprie azioni un senso, ma questo senso nasce sempre e comunque da un punto di vista e sulla base di un interesse individuale. Il senso nasce con l'intenzione, e per questo è una forma di racconto. La sua radice è quel pensiero narrativo che si contrappone al pensiero paradigmatico, e lo completa.

Il rumore che avanza, l'onda che aggredisce la linearità di un uso "accademico" del Web, è l'altra faccia del pensiero emergente che rende possibile un'intelligenza collettiva: l'intenzione emergente. È questa spinta a dare oggi più profondità, variabilità e diffusione alle pratiche d'uso di Internet, e a far sì che questo strumento abbia un così forte impatto sulla società. Solo oggi la Rete è grande e matura abbastanza perché possiamo vederla chiaramente per quello che è: uno strumento profondamente e trasversalmente radicato nel contesto sociale che lo motiva e lo ospita.

Senza i numeri di una massa di lettori "superficiali", e il supporto di un gruppo di editor "casuali", gli autori "rigorosi" e i moderatori "prudenti" non avrebbero potuto rendere Wikipedia il colosso di conoscenza e intelligenza collettiva che è oggi. Il Web non potrebbe vivere solo come intelligenza e conoscenza collettiva, come comunità di autori indipendente dalla comunità dei lettori.

E questi lettori oggi hanno la ferma intenzione di fare un po' come gli pare.
Ringraziando il Cielo...

lunedì 17 settembre 2012

L'era digitale è l'apocalisse dei ricordi - "Lost memories" - Manifesto #13


LOST MEMORIES (French, English Subtitles) on Vimeo

Quali effetti ha la saturazione digitale sulle nostre vite?
Cosa perdiamo, a fronte di ciò che guadagniamo?

Lost Memories mi riporta l'eco di un certo dio-uccello e della sua grande invenzione, delle apocalittiche amputazioni necessarie perché l'uomo possa servirsi delle sue protesi tecnologiche, delle allucinazioni distopiche di androidi che sognano pecore elettriche.

È una bella storia, non per il lieto fine, ma perché insinua nel nostro sogno digitale un'ombra di dubbio: dove stiamo andando?

La domanda è molto più concreta di quanto potremmo essere portati a pensare.

mercoledì 10 novembre 2010

Il protagonista sei tu (ma noi siamo tutto il resto): il prodotto diventa set narrativo - Manifesto #10

Aspetta un attimo... perché un'azienda di design mi regala un set le mie riprese?

Redesign Life - il Set

Storia di un dramma esistenziale...

Sono un'azienda.
Sono io che produco. Sono io che parlo, e i consumatori devono stare a sentirmi. Le cose sono sempre andate così, e così devono continuare ad andare.

Ma un giorno le cose cambiano, i consumatori dicono e fanno un po' quello che gli pare - e quello che dicono o fanno non c'entra niente con quello che dico e faccio io.

Se nell'esperienza di consumo il protagonista è il consumatore, a me azienda che parte spetta? Quella dell'aiutante? Della spalla? Devo fare da comparsa?

Aspetta che ho un'idea... Non posso dire al consumatore cosa deve fare, e la comparsa non se la ricorda nessuno. Cosa ci ricordiamo subito di una storia oltre al protagonista e all'azione? Cosa influisce e determina l'azione, pur senza agire in prima persona?

Il set!

La scena - il setting narrativo dell'azione - devo essere IO.

Non ho bisogno di imporre niente a nessuno: mi basta essere lì, offrirmi (meglio: regalarmi), e tutte le mie scelte, i miei messaggi, le mie decisioni, ... tutto ciò che voglio sarà evidente e necessario come girare il polso per svitare un tappo!

giovedì 21 ottobre 2010

Secondo Convegno Nazionale sulla Narrazione d'Impresa

Qualcosa sta per succedere.

I paradigmi del passato si sgretolano, quelli di ieri (per non dire dell'altro ieri) arrancano e quelli di oggi già tentennano.

Ci procuriamo schemi interpretativi come si compra una libreria all'Ikea: usciamo, compriamo, apriamo la confezione, prendiamo le istruzioni, le mettiamo da parte e rimontiamo sul momento sperando che alla fine non ci resti in mano la brugola portante Tikkaps e che il povero Mammut di E. A. Poe che ci siamo appena comprati in saldo non debba prepararsi a un faccia a faccia col pavimento (che probabilmente finirebbe per avere la meglio).

In tutto questo ognuno di noi (uomini, donne, professionisti, ... ma anche imprese, enti e istituzioni) vuole ancora dire la sua, senza che il resto del mondo smonti la nostra identità in particelle di senso subatomiche stravolgendoci la vita.

Allora che si fa?


Cercheremo di capirlo lunedì, nell'Aula Magna dell'università di Pavia dalle 10.00 alle 18.00.
Con una pausa nel mezzo, perché con tutto questo smonta e rimonta di sicuro ci verrà fame...

http://www-storytellinglab.org/
http://www.storytellinglab.org/OS/eventi/narrare-il-consumo.html

venerdì 1 ottobre 2010

"Ehi, sono qui!", geolocalizzazione e social network - Manifesto #8

Il paradigma della presenza personale si prepara a un nuovo salto. "Essere online" sarà un requisito cruciale per la nostra raggiungibilità nel mondo materiale, e non più solo nel mondo virtuale.

Essere su Facebook, come essere raggiungibile.


E' stata con ogni probabilità la prima motivazione che la maggior parte di noi ha avuto per iscriversi a Facebook. Prima ancora che una piattaforma di condivisione dei contenuti (gli utenti attivi in questo senso sono probabilmente una stretta minoranza), Facebook si è affermato come aggregatore di relazioni. Attraverso Facebook possiamo gestire rapporti a più livelli (dal vago conoscente all'amico più stretto, dal collega al familiare) in modo efficace. Siamo in grado di tenere attiva una rete sociale più ampia che in passato, facilitando i rapporti con i nodi periferici.

Il nostro compagno di classe del liceo non è più un personaggio del passato: in qualunque momento possiamo contattarlo e riattivare il nostro rapporto. Il contatto avviene sul web, ma in qualunque momento può essere tradotto nel mondo materiale.

Sui social network il web diventa relation-oriented. Il contenuto perde importanza come oggetto indipendente e ne acquista come veicolo di significato - ovvero valore di condivisione.

La geolocalizzazione: un passo avanti nell'integrazione tra web e vita sociale.


Cosa succede quando cominciamo a segnalare la nostra presenza fisica nel mondo materiale attraverso il mondo virtuale? Come cambierà il nostro "esserci" quando la connettività mobile entrerà nel quotidiano? Che ruolo avrà la geolocalizzabilità nell'interazione con gli altri?

domenica 18 luglio 2010

Media e Società: l'uovo o la gallina? - Manifesto #5

Marco Travaglio e l'Italia di oggi

Ecco una buona occasione per affrontare un tema dei più classici: tra media e società, cosa influenza cosa?

Voti centrodestra perché guardi il TG4, o guardi il TG4 perché voti centrodestra?
E' evidente, se mettiamo da parte i sociologismi e i tecnologismi, che le variabili che rientrano in questi due campi si influenzano a vicenda. Quando due variabili sembrano incidere reciprocamente l'una sull'altra spesso significa che si è tralasciato qualcosa...

Ci siamo scordati l'uomo nel mezzo.
A votare o a guardare il TG è una persona. Cominciamo a considerare una terza categoria, oltre ai media e alla società: l'user experience. Tanto il consumo mediatico quanto il voto sono azioni compiute da qualcuno, per un qualche motivo e in un dato contesto.

Potremmo ristrutturare il problema partendo da come effettivamente vanno le cose, invece che da categorizzazioni poco predittive:
  1. una forza è prodotta, accumulata, liberata e finisce per esprimersi attraverso l'azione
  2. l'azione espressa è alterata da altre forze in campo
  3. l'azione produce degli effetti
Il primo punto riguarda l'intenzione, i meccanismi psicologici a monte dell'azione.
Il secondo punto riguarda i vincoli (interni ed esterni) coi quali l'azione si confronta in fase d'esecuzione.
Il terzo punto riguarda i cambiamenti prodotti sul soggetto, sull'eventuale oggetto e sul contesto.

Potremmo parlare di cause, vincoli ed effetti.
Se osserviamo un comportamento da vicino ci rendiamo subito conto di come variabili dei tre campi (media, società e user experience) possono appartenere ai vettori psicobiografici, ai vincoli e agli effetti.

Insomma abbiamo costruito un altro circolo (vizioso o meno)?
Non proprio. Se ragioniamo in funzione di vettori, vincoli ed effetti possiamo mettere da parte una rappresentazione del problema basata su categorie idealtipiche, e azzardare qualche risposta.

Perché un soggetto decide di mettere in atto determinati comportamenti?
Come si svolge il processo decisionale? Cosa lo influenza dal punto di vista delle motivazioni e delle modalità?
E' possibile intervenire dall'esterno? Con quale efficacia?
Quali sono gli effetti di un'azione? In che modo le variabili interagiscono tra loro, a monte e a valle del processo?

martedì 22 giugno 2010

Innovazione e Involuzione - Manifesto #4

Anche questa volta lo spunto arriva dal blog dall'amico Luca Rinaldi - Post da una demopazzia :

Forzasilvio.it e la privacy...

Luca riprende una "notizia" che dal TG5 del 12 giugno rimbalza per la blogosfera: l'apertura del social network di Silvio Berlusconi: forzasilvio.it. Trascurando le implicazioni politiche, morali, ... volevo concentrarmi su alcuni tratti dell'iniziativa sotto il profilo della comunicazione digitale contemporanea.

Conoscete già le mie idee sul web2.0.

La cosa interessante di forzasilvio.it è l'uso di un format tipicamente anarchico e "2.0" come il social network in una logica di controllo top-down del campo comunicativo. Ovvero: creare sul web un ambiente protetto e controllato per supportare una rete di socializzazione esterna alla sfera politica, ma integrata nella vita quotidiana dei sostenitori del personaggio politico.

La registrazione richiede una quantità considerevole di dati personali (il numero di telefono cellulare è tra i campi obbligatori). Viene da chiedersi: perché? Cosa se ne fanno di tutti questi dati?

Azzardo tre ipotesi:
  1. la raccolta di dati può essere utile ai consulenti politici per studiare l'elettorato, definire con precisione il profilo dell'attivista e confrontare la composizione demografica e la distribuzione geografica degli attivisti sul web con quelle degli attivisti "tradizionali"
  2. i contatti potranno essere riutilizzati in future campagne di marketing diretto orientato a target altamente segmentati
  3. la quantità di dati richiesti serve a selezionare in ingresso gli iscritti al social network
Concentriamoci sull'ultima ipotesi.
L'utente medio è arrivato a percepire le informazioni che lo riguardano come un patrimonio informativo.
  • sa che qualcuno vuole i suoi dati personali
  • sa di avere il diritto a gestirli come preferisce
  • sa che in alcune situazione deve cederli per ottenere qualcosa in cambio (attivare una SIM, sottoscrivere un abbonamento, ...)
Ogni dato in più che chiediamo all'utente
  • aumenta il costo percepito per la "transazione"
  • aumenta il livello di diffidenza ("perché vogliono avere tutte queste informazioni? cosa se ne fanno?")
  • diminuisce l'utilità marginale percepita (il costo percepito e il livello di diffidenza aumentano per ogni informazione aggiuntiva richiesta, ma il valore atteso dalla transazione rimane lo stesso)
I curiosi sono allontanati, i critici intimoriti dalla quantità di informazioni richieste e solo gli utenti motivati completano l'iscrizione. Un perfetto meccanismo auto-selettivo.

Che cosa succede dentro a questa scatola nera?
Quali dinamiche si producono in un ambiente comunicativo controllato?
Queste dinamiche ambientali interagiscono con i discorsi interni al network? Come alterano la costruzione del mondo narrativo?

Gli strumenti del web2.0 sono efficaci anche per scopi diversi dagli ideali dell'Internet-utopia?

martedì 18 maggio 2010

Mai più bolle! - Manifesto #1(pt.3)

... arriviamo alle storie. 
Il punto.

Si parla di Storytelling: comunicare attraverso storie. E non è così scontato.
Lo studio delle strategie di narrazione offre a chi vuole comunicare (ovvero: tutti) potenti strumenti di ingaggio. Strumenti antichi già ai tempi di Omero.

Abbiamo trovato la nuova pietra filosofale? Mi saprebbe un po' troppo di happy ending...
Abbiamo per le mani un'ottima idea. Lo Storytelling ci offre una prospettiva diversa sul nostro modo di comunicare. Ma in guardia! Come sempre i fessi sono in agguato, pronti a impadronirsi della novità per esercitare la nobile e antica arte della trasmutazione dell'oro in fuffa.

Armiamoci di coraggio, prendiamo un buon paracadute e lanciamoci!


La morale:

Mai più bolle!
Mai più balle!

Solo storie.

sabato 15 maggio 2010

Be stupid! - Manifesto #1(pt.2)

Ok, capito. Promemoria: non fare i fessi.
Ma cosa ci propone la nuova stagione dei media?

Sicuri non si può mai essere, ma qualcosa è già nell'aria (oltre ai pollini - sob!).

Evitiamo i dettagli e andiamo al succo: mettendo in fila marketing virale, emozionale, sensazionale, relazionale, collaborativo, ...







http://www.diesel.com/be-stupid

Sarà il marketing narrativo la prossima frontiera?
Di chi sono le storie?
Cambierà qualcosa?