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venerdì 19 novembre 2010

Chi ha incastrato Roger Rabbit? - Manifesto #11



Dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amicia fare lo stesso... lo scopo? Per una settimana non vedremo una sola faccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia...


Avevo subodorato qualcosa...
Da qualche giorno una buona metà dei miei contatti su Facebook hanno cambiato la loro foto del profilo con quella di un cartone animato.

Prima domanda: perché farlo?

Seconda domanda: cosa rende l'iniziativa interessante?

Terza domanda: ... che foto scelgo? :D

venerdì 1 ottobre 2010

"Ehi, sono qui!", geolocalizzazione e social network - Manifesto #8

Il paradigma della presenza personale si prepara a un nuovo salto. "Essere online" sarà un requisito cruciale per la nostra raggiungibilità nel mondo materiale, e non più solo nel mondo virtuale.

Essere su Facebook, come essere raggiungibile.


E' stata con ogni probabilità la prima motivazione che la maggior parte di noi ha avuto per iscriversi a Facebook. Prima ancora che una piattaforma di condivisione dei contenuti (gli utenti attivi in questo senso sono probabilmente una stretta minoranza), Facebook si è affermato come aggregatore di relazioni. Attraverso Facebook possiamo gestire rapporti a più livelli (dal vago conoscente all'amico più stretto, dal collega al familiare) in modo efficace. Siamo in grado di tenere attiva una rete sociale più ampia che in passato, facilitando i rapporti con i nodi periferici.

Il nostro compagno di classe del liceo non è più un personaggio del passato: in qualunque momento possiamo contattarlo e riattivare il nostro rapporto. Il contatto avviene sul web, ma in qualunque momento può essere tradotto nel mondo materiale.

Sui social network il web diventa relation-oriented. Il contenuto perde importanza come oggetto indipendente e ne acquista come veicolo di significato - ovvero valore di condivisione.

La geolocalizzazione: un passo avanti nell'integrazione tra web e vita sociale.


Cosa succede quando cominciamo a segnalare la nostra presenza fisica nel mondo materiale attraverso il mondo virtuale? Come cambierà il nostro "esserci" quando la connettività mobile entrerà nel quotidiano? Che ruolo avrà la geolocalizzabilità nell'interazione con gli altri?

lunedì 19 luglio 2010

Facebook: "per un amico in più..." - Manifesto #6

"Su Facebook si parla, si straparla, ma non si comunica niente di più del vuoto assoluto"

Facebook è un'esperienza frenetica, caotica, di immersione superficiale nel flusso comunicazionale, di sospensione dell'incredulità...

Ma come la mettiamo con le "amicizie"?
Sono amici "veri" quelli di Facebook?
La comunicazione e le relazioni su Facebook sono davvero vuote?
Facebook è l'ultimo avamposto della disumanizzazione dei media?


Primo nodo da sbrogliare: l'equivoco delle "amicizie".
Se voi aveste dovuto scegliere la label da assegnare alla lista dei contatti, avreste scelto una parola diversa? "Contatti"? "Conoscenti"? Troppo freddo. Troppo anonimo. "Amici" è la scelta più naturale, anche perché nella vita quotidiana usiamo la parola "amico" con grande elasticità.

Nessuno scandalo dunque: un "amico" di Facebook non è qualcosa come "il mio miglior amico", ma qualcosa come "c'è un mio amico che abita a Torino e sento ogni tanto".

Partendo dal presupposto che io non abiti a Torino, ovviamente...


Horror vacui - versione 2.0.
Altro equivoco dal mio punto di vista è quello della "comunicazione vuota". Parlo di equivoco perché non esiste qualcosa come una "comunicazione vuota". E' una sentenza che mi sa molto di pregiudizio intellettuale. Suona più o meno come: quel che dici ha valore in funzione del suo contenuto in termini di Cultura e Intelligenza.

Se c'è scambio, qualcosa si è scambiato, e da qui non si scappa
Rassegnamoci e proviamo a capire cosa ci si scambia su Facebook.

Non stiamo a scomodare Jakobson.
Comunicare ha tante funzioni. Se Facebook funziona, a qualcosa serve per forza.

Intanto è molto forte l'elemento metacomunicativo: non si dice una cosa per ciò che significa, ma per ciò che significa averla detta. Una citazione da una canzone di Ligabue può voler dire "ieri sono stato al concerto del Liga, e sono ancora su di giri".

Elemento connesso è quello di costruzione dell'identità. Facebook impatta su questo fattore almeno a tre livelli: costruzione del sé, senso di appartenenza, riconoscimento sociale. Postando, citando, linkando, collezionando video e gruppi di interesse costruiamo un'immagine di cosa siamo e di cosa vorremmo essere. E cambiamo nel momento stesso in cui riflettiamo su di noi e prendiamo delle decisioni. Allo stesso tempo ri-condividendo qualcosa vogliamo sentirci parte di un gruppo, vogliamo appartenere a una comunità e sentirci valorizzati da questa appartenenza. Diventa quindi fondamentale, dopo il nostro tentativo di affiliazione, ricevere tutti i feedback di conferma possibili dagli altri membri del gruppo.

Niente di più facile grazie al pulsante "mi piace".
Sarà un caso che per il pulsante "non mi piace" non esista nella versione ufficiale di Facebook?
(mentre nel rimaneggiamento SocialPlus è una delle funzioni principali)


Trasumanar e socializzar.
In questa prospettiva la nostra piattaforma sociale è tutt'altro che un medium disumanizzante. In realtà Facebook fonda il suo successo sulla capacità di rispondere ad alcuni bisogni fondamentali dell'uomo: affermazione di sé, appartenenza e riconoscimento sociale, ...


Insomma, ogni strumento per sua natura si presta a soddisfare alcuni bisogni meglio che altri.
Andare a cercare cultura, dibattito, intelligenza, riflessione e profondità in Facebook è un bell'errore tattico.

Come cercare un ago in un pagliaio.
Quello che cerchi non c'è, e se anche ci fosse vallo a trovare!

martedì 22 giugno 2010

Innovazione e Involuzione - Manifesto #4

Anche questa volta lo spunto arriva dal blog dall'amico Luca Rinaldi - Post da una demopazzia :

Forzasilvio.it e la privacy...

Luca riprende una "notizia" che dal TG5 del 12 giugno rimbalza per la blogosfera: l'apertura del social network di Silvio Berlusconi: forzasilvio.it. Trascurando le implicazioni politiche, morali, ... volevo concentrarmi su alcuni tratti dell'iniziativa sotto il profilo della comunicazione digitale contemporanea.

Conoscete già le mie idee sul web2.0.

La cosa interessante di forzasilvio.it è l'uso di un format tipicamente anarchico e "2.0" come il social network in una logica di controllo top-down del campo comunicativo. Ovvero: creare sul web un ambiente protetto e controllato per supportare una rete di socializzazione esterna alla sfera politica, ma integrata nella vita quotidiana dei sostenitori del personaggio politico.

La registrazione richiede una quantità considerevole di dati personali (il numero di telefono cellulare è tra i campi obbligatori). Viene da chiedersi: perché? Cosa se ne fanno di tutti questi dati?

Azzardo tre ipotesi:
  1. la raccolta di dati può essere utile ai consulenti politici per studiare l'elettorato, definire con precisione il profilo dell'attivista e confrontare la composizione demografica e la distribuzione geografica degli attivisti sul web con quelle degli attivisti "tradizionali"
  2. i contatti potranno essere riutilizzati in future campagne di marketing diretto orientato a target altamente segmentati
  3. la quantità di dati richiesti serve a selezionare in ingresso gli iscritti al social network
Concentriamoci sull'ultima ipotesi.
L'utente medio è arrivato a percepire le informazioni che lo riguardano come un patrimonio informativo.
  • sa che qualcuno vuole i suoi dati personali
  • sa di avere il diritto a gestirli come preferisce
  • sa che in alcune situazione deve cederli per ottenere qualcosa in cambio (attivare una SIM, sottoscrivere un abbonamento, ...)
Ogni dato in più che chiediamo all'utente
  • aumenta il costo percepito per la "transazione"
  • aumenta il livello di diffidenza ("perché vogliono avere tutte queste informazioni? cosa se ne fanno?")
  • diminuisce l'utilità marginale percepita (il costo percepito e il livello di diffidenza aumentano per ogni informazione aggiuntiva richiesta, ma il valore atteso dalla transazione rimane lo stesso)
I curiosi sono allontanati, i critici intimoriti dalla quantità di informazioni richieste e solo gli utenti motivati completano l'iscrizione. Un perfetto meccanismo auto-selettivo.

Che cosa succede dentro a questa scatola nera?
Quali dinamiche si producono in un ambiente comunicativo controllato?
Queste dinamiche ambientali interagiscono con i discorsi interni al network? Come alterano la costruzione del mondo narrativo?

Gli strumenti del web2.0 sono efficaci anche per scopi diversi dagli ideali dell'Internet-utopia?

domenica 6 giugno 2010

Facebook, ovvero il gran minestrone - Manifesto #3

Questa storia del web2.0, costruito attorno a me, mi sa sempre più di fuffa.

La "mia" homepage di Facebook, quella che dovrebbe essere fatta su misura per me sulla base della miniera di informazioni personali che ho gentilmente ceduto, mi sembra solo un taglia-incolla delle solite boiate e di annunci pubblicitari sputati lì a caso...

Oggi Facebook ci ha tenuto a informarmi che:
  • a chi piace Giovanni Paolo II piace anche Checco Zalone...
  • in Svezia vivono attraverso motivi colorati alla ricerca del nuovo e dell'inatteso, con tanto di foto di mutande improbabili
  • esiste "roba da biotecnologi", "roba da orientalisti", "roba da designer", "roba da giuristi", "roba da letterati1" (non so chi siano i letterati 2), "roba da chimici", "roba da infermieri", "roba da ingegneri", "roba da geologi", "roba da fashion designer", "roba da psicologi" e pure "roba da spartani", ... (pubblicate al ritmo di circa 1,13 ogni due secondi)
  • l'Olimpo aspetta solo me (non so questo sia un bene o un male)
  • ...
Interessante, no?

    venerdì 28 maggio 2010

    La differenza tra Ulisse e Omero? - Manifesto #2

    Risposta di getto: la differenza è che Ulisse è il protagonista dell'Odissea e l'Odissea ha come autore Omero. Insomma il primo è un personaggio e il secondo è il suo autore.

    Risposta dopo due secondi scarsi: ... ok, lo sappiamo fin dalle scuole medie che Omero non è esistito veramente. E se anche è esistito, l'Omero storico non è l'unico autore delle opere che diciamo "di Omero".

    Quindi?



    Mi chiedevo: ma l'autore del mio profilo di Facebook sono io?

    Il mio profilo è mio come l'Odissea è di Omero?

    ... o come l'Odissea è di Ulisse?

    ... o come Omero è dell'Odissea?

    ...

    Chi è l'autore?
    Cos'è un autore?

    martedì 11 maggio 2010

    Mai più bolle! - Manifesto #1(pt.1)

    E-commerce, web-tv, social network, prosume, Web 2.0...

    Cos'hanno in comune?

    Idee tutto sommato valide, caricate d'idiozia dai molti che ne hanno parlato troppo e male, e le hanno rivendute agli allocchi come alchimisti di corte con l'ultimo portento avicolo per la produzione di uova d'oro massiccio.

    L'entusiasmo nei confronti delle novità è cosa buona e giusta. Ci spinge a esplorare, sperimentare e migliorare. Va bene anche cavalcare un po' le mode: aiuta a trovare slancio.

    Ma le mode sono bugie: hanno le gambe corte.
    A caricarle troppo si finisce tutti gambe all'aria. Senza distinzioni: tanto i tecnoentusiasti quanto gli utenti consapevoli. Meglio non perdersi il buonsenso per strada.

    O si finisce tra quelli che di mestiere trasformano l'oro in fuffa.


    Esagero? Avete avuto a che fare con qualche venditore di fuffa?