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lunedì 17 settembre 2012

L'era digitale è l'apocalisse dei ricordi - "Lost memories" - Manifesto #13


LOST MEMORIES (French, English Subtitles) on Vimeo

Quali effetti ha la saturazione digitale sulle nostre vite?
Cosa perdiamo, a fronte di ciò che guadagniamo?

Lost Memories mi riporta l'eco di un certo dio-uccello e della sua grande invenzione, delle apocalittiche amputazioni necessarie perché l'uomo possa servirsi delle sue protesi tecnologiche, delle allucinazioni distopiche di androidi che sognano pecore elettriche.

È una bella storia, non per il lieto fine, ma perché insinua nel nostro sogno digitale un'ombra di dubbio: dove stiamo andando?

La domanda è molto più concreta di quanto potremmo essere portati a pensare.

lunedì 19 luglio 2010

Facebook: "per un amico in più..." - Manifesto #6

"Su Facebook si parla, si straparla, ma non si comunica niente di più del vuoto assoluto"

Facebook è un'esperienza frenetica, caotica, di immersione superficiale nel flusso comunicazionale, di sospensione dell'incredulità...

Ma come la mettiamo con le "amicizie"?
Sono amici "veri" quelli di Facebook?
La comunicazione e le relazioni su Facebook sono davvero vuote?
Facebook è l'ultimo avamposto della disumanizzazione dei media?


Primo nodo da sbrogliare: l'equivoco delle "amicizie".
Se voi aveste dovuto scegliere la label da assegnare alla lista dei contatti, avreste scelto una parola diversa? "Contatti"? "Conoscenti"? Troppo freddo. Troppo anonimo. "Amici" è la scelta più naturale, anche perché nella vita quotidiana usiamo la parola "amico" con grande elasticità.

Nessuno scandalo dunque: un "amico" di Facebook non è qualcosa come "il mio miglior amico", ma qualcosa come "c'è un mio amico che abita a Torino e sento ogni tanto".

Partendo dal presupposto che io non abiti a Torino, ovviamente...


Horror vacui - versione 2.0.
Altro equivoco dal mio punto di vista è quello della "comunicazione vuota". Parlo di equivoco perché non esiste qualcosa come una "comunicazione vuota". E' una sentenza che mi sa molto di pregiudizio intellettuale. Suona più o meno come: quel che dici ha valore in funzione del suo contenuto in termini di Cultura e Intelligenza.

Se c'è scambio, qualcosa si è scambiato, e da qui non si scappa
Rassegnamoci e proviamo a capire cosa ci si scambia su Facebook.

Non stiamo a scomodare Jakobson.
Comunicare ha tante funzioni. Se Facebook funziona, a qualcosa serve per forza.

Intanto è molto forte l'elemento metacomunicativo: non si dice una cosa per ciò che significa, ma per ciò che significa averla detta. Una citazione da una canzone di Ligabue può voler dire "ieri sono stato al concerto del Liga, e sono ancora su di giri".

Elemento connesso è quello di costruzione dell'identità. Facebook impatta su questo fattore almeno a tre livelli: costruzione del sé, senso di appartenenza, riconoscimento sociale. Postando, citando, linkando, collezionando video e gruppi di interesse costruiamo un'immagine di cosa siamo e di cosa vorremmo essere. E cambiamo nel momento stesso in cui riflettiamo su di noi e prendiamo delle decisioni. Allo stesso tempo ri-condividendo qualcosa vogliamo sentirci parte di un gruppo, vogliamo appartenere a una comunità e sentirci valorizzati da questa appartenenza. Diventa quindi fondamentale, dopo il nostro tentativo di affiliazione, ricevere tutti i feedback di conferma possibili dagli altri membri del gruppo.

Niente di più facile grazie al pulsante "mi piace".
Sarà un caso che per il pulsante "non mi piace" non esista nella versione ufficiale di Facebook?
(mentre nel rimaneggiamento SocialPlus è una delle funzioni principali)


Trasumanar e socializzar.
In questa prospettiva la nostra piattaforma sociale è tutt'altro che un medium disumanizzante. In realtà Facebook fonda il suo successo sulla capacità di rispondere ad alcuni bisogni fondamentali dell'uomo: affermazione di sé, appartenenza e riconoscimento sociale, ...


Insomma, ogni strumento per sua natura si presta a soddisfare alcuni bisogni meglio che altri.
Andare a cercare cultura, dibattito, intelligenza, riflessione e profondità in Facebook è un bell'errore tattico.

Come cercare un ago in un pagliaio.
Quello che cerchi non c'è, e se anche ci fosse vallo a trovare!

martedì 18 maggio 2010

Mai più bolle! - Manifesto #1(pt.3)

... arriviamo alle storie. 
Il punto.

Si parla di Storytelling: comunicare attraverso storie. E non è così scontato.
Lo studio delle strategie di narrazione offre a chi vuole comunicare (ovvero: tutti) potenti strumenti di ingaggio. Strumenti antichi già ai tempi di Omero.

Abbiamo trovato la nuova pietra filosofale? Mi saprebbe un po' troppo di happy ending...
Abbiamo per le mani un'ottima idea. Lo Storytelling ci offre una prospettiva diversa sul nostro modo di comunicare. Ma in guardia! Come sempre i fessi sono in agguato, pronti a impadronirsi della novità per esercitare la nobile e antica arte della trasmutazione dell'oro in fuffa.

Armiamoci di coraggio, prendiamo un buon paracadute e lanciamoci!


La morale:

Mai più bolle!
Mai più balle!

Solo storie.

martedì 11 maggio 2010

Mai più bolle! - Manifesto #1(pt.1)

E-commerce, web-tv, social network, prosume, Web 2.0...

Cos'hanno in comune?

Idee tutto sommato valide, caricate d'idiozia dai molti che ne hanno parlato troppo e male, e le hanno rivendute agli allocchi come alchimisti di corte con l'ultimo portento avicolo per la produzione di uova d'oro massiccio.

L'entusiasmo nei confronti delle novità è cosa buona e giusta. Ci spinge a esplorare, sperimentare e migliorare. Va bene anche cavalcare un po' le mode: aiuta a trovare slancio.

Ma le mode sono bugie: hanno le gambe corte.
A caricarle troppo si finisce tutti gambe all'aria. Senza distinzioni: tanto i tecnoentusiasti quanto gli utenti consapevoli. Meglio non perdersi il buonsenso per strada.

O si finisce tra quelli che di mestiere trasformano l'oro in fuffa.


Esagero? Avete avuto a che fare con qualche venditore di fuffa?