venerdì 19 novembre 2010

Chi ha incastrato Roger Rabbit? - Manifesto #11



Dal 15 al 20 novembre cambia la foto del tuo profilo di Facebook con quella di un eroe dei cartoni animati della tua infanzia e invita i tuoi amicia fare lo stesso... lo scopo? Per una settimana non vedremo una sola faccia "vera" su Facebook ma un'invasione di ricordi d'infanzia...


Avevo subodorato qualcosa...
Da qualche giorno una buona metà dei miei contatti su Facebook hanno cambiato la loro foto del profilo con quella di un cartone animato.

Prima domanda: perché farlo?

Seconda domanda: cosa rende l'iniziativa interessante?

Terza domanda: ... che foto scelgo? :D

mercoledì 10 novembre 2010

Il protagonista sei tu (ma noi siamo tutto il resto): il prodotto diventa set narrativo - Manifesto #10

Aspetta un attimo... perché un'azienda di design mi regala un set le mie riprese?

Redesign Life - il Set

Storia di un dramma esistenziale...

Sono un'azienda.
Sono io che produco. Sono io che parlo, e i consumatori devono stare a sentirmi. Le cose sono sempre andate così, e così devono continuare ad andare.

Ma un giorno le cose cambiano, i consumatori dicono e fanno un po' quello che gli pare - e quello che dicono o fanno non c'entra niente con quello che dico e faccio io.

Se nell'esperienza di consumo il protagonista è il consumatore, a me azienda che parte spetta? Quella dell'aiutante? Della spalla? Devo fare da comparsa?

Aspetta che ho un'idea... Non posso dire al consumatore cosa deve fare, e la comparsa non se la ricorda nessuno. Cosa ci ricordiamo subito di una storia oltre al protagonista e all'azione? Cosa influisce e determina l'azione, pur senza agire in prima persona?

Il set!

La scena - il setting narrativo dell'azione - devo essere IO.

Non ho bisogno di imporre niente a nessuno: mi basta essere lì, offrirmi (meglio: regalarmi), e tutte le mie scelte, i miei messaggi, le mie decisioni, ... tutto ciò che voglio sarà evidente e necessario come girare il polso per svitare un tappo!

giovedì 21 ottobre 2010

Secondo Convegno Nazionale sulla Narrazione d'Impresa

Qualcosa sta per succedere.

I paradigmi del passato si sgretolano, quelli di ieri (per non dire dell'altro ieri) arrancano e quelli di oggi già tentennano.

Ci procuriamo schemi interpretativi come si compra una libreria all'Ikea: usciamo, compriamo, apriamo la confezione, prendiamo le istruzioni, le mettiamo da parte e rimontiamo sul momento sperando che alla fine non ci resti in mano la brugola portante Tikkaps e che il povero Mammut di E. A. Poe che ci siamo appena comprati in saldo non debba prepararsi a un faccia a faccia col pavimento (che probabilmente finirebbe per avere la meglio).

In tutto questo ognuno di noi (uomini, donne, professionisti, ... ma anche imprese, enti e istituzioni) vuole ancora dire la sua, senza che il resto del mondo smonti la nostra identità in particelle di senso subatomiche stravolgendoci la vita.

Allora che si fa?


Cercheremo di capirlo lunedì, nell'Aula Magna dell'università di Pavia dalle 10.00 alle 18.00.
Con una pausa nel mezzo, perché con tutto questo smonta e rimonta di sicuro ci verrà fame...

http://www-storytellinglab.org/
http://www.storytellinglab.org/OS/eventi/narrare-il-consumo.html

martedì 12 ottobre 2010

Raccontare, emozionare, coinvolgere - Manifesto #9



Il video raggiunge i 2:58 e io sono completamente perso.
O preso, se preferite...

E' il miracolo di una bella storia. Quello che, chiuso il libro, ti fa venire voglia di prendere, alzarti e fare qualcosa. Condividere la mia esperienza con qualcuno, per esempio. O trovare un modo per portare l'emozione di questo racconto fuori dal margine dello schermo, portarla nel mio mondo.

Non ho ancora voglia di capire cosa ci sia dietro al miracolo.

Vivere una bella storia è come amare: i perché sono superflui.

Allora mi godo un altro po' d'emozione e lascio a voi il resto...
... per qualche tempo.

venerdì 1 ottobre 2010

"Ehi, sono qui!", geolocalizzazione e social network - Manifesto #8

Il paradigma della presenza personale si prepara a un nuovo salto. "Essere online" sarà un requisito cruciale per la nostra raggiungibilità nel mondo materiale, e non più solo nel mondo virtuale.

Essere su Facebook, come essere raggiungibile.


E' stata con ogni probabilità la prima motivazione che la maggior parte di noi ha avuto per iscriversi a Facebook. Prima ancora che una piattaforma di condivisione dei contenuti (gli utenti attivi in questo senso sono probabilmente una stretta minoranza), Facebook si è affermato come aggregatore di relazioni. Attraverso Facebook possiamo gestire rapporti a più livelli (dal vago conoscente all'amico più stretto, dal collega al familiare) in modo efficace. Siamo in grado di tenere attiva una rete sociale più ampia che in passato, facilitando i rapporti con i nodi periferici.

Il nostro compagno di classe del liceo non è più un personaggio del passato: in qualunque momento possiamo contattarlo e riattivare il nostro rapporto. Il contatto avviene sul web, ma in qualunque momento può essere tradotto nel mondo materiale.

Sui social network il web diventa relation-oriented. Il contenuto perde importanza come oggetto indipendente e ne acquista come veicolo di significato - ovvero valore di condivisione.

La geolocalizzazione: un passo avanti nell'integrazione tra web e vita sociale.


Cosa succede quando cominciamo a segnalare la nostra presenza fisica nel mondo materiale attraverso il mondo virtuale? Come cambierà il nostro "esserci" quando la connettività mobile entrerà nel quotidiano? Che ruolo avrà la geolocalizzabilità nell'interazione con gli altri?

sabato 4 settembre 2010

Che cos'è un sito web? - Manifesto#7

Il punto di partenza è l'interessante riflessione di Andreas Voigt: Un sito web non è un oggetto - Innovando

Sintetizzando e semplificando Andreas pone l'accento sulla natura non-oggettuale del sito web, definendo il sito come luogo (possibilmente attraente) in cui delle persone interagiscono con oggetti customizzati.

Ma cosa rende questo luogo - il sito - attraente per i visitatori?
Le funzioni che gli oggetti customizzati assolvono?

La progettazione prevede certamente la scelta degli oggetti con i quali il visitatore andrà ad interagire. Ma quale sarà il criterio di scelta? Che cosa darà un senso alla raccolta di oggetti e al luogo che li dovrà ospitare?

Ciò che progettiamo quando realizziamo un sito web (o un qualsiasi altro atto-prodotto comunicativo) è un'esperienza. La chiave per coinvolgere le persone, rendere il nostro sito attraente e raggiungere gli scopi che sono alla base del nostro atto comunicativo è pensare a come costruire assieme al visitatore un'esperienza significativa.

Perché l'esperienza è un racconto, e il racconto è una sequenza che costruisce e assegna un senso a immagini, parole, odori, sentimenti, ... In una parola a ciò che viviamo.
Il senso è la colonna portante: tolto quello il resto non sta in piedi.

Che cos'è allora un sito web?

Un sito web è un'esperienza nella quale delle persone interagiscono, tra loro e con degli oggetti, allo scopo di costruire senso.

Vi torna?

lunedì 19 luglio 2010

Facebook: "per un amico in più..." - Manifesto #6

"Su Facebook si parla, si straparla, ma non si comunica niente di più del vuoto assoluto"

Facebook è un'esperienza frenetica, caotica, di immersione superficiale nel flusso comunicazionale, di sospensione dell'incredulità...

Ma come la mettiamo con le "amicizie"?
Sono amici "veri" quelli di Facebook?
La comunicazione e le relazioni su Facebook sono davvero vuote?
Facebook è l'ultimo avamposto della disumanizzazione dei media?


Primo nodo da sbrogliare: l'equivoco delle "amicizie".
Se voi aveste dovuto scegliere la label da assegnare alla lista dei contatti, avreste scelto una parola diversa? "Contatti"? "Conoscenti"? Troppo freddo. Troppo anonimo. "Amici" è la scelta più naturale, anche perché nella vita quotidiana usiamo la parola "amico" con grande elasticità.

Nessuno scandalo dunque: un "amico" di Facebook non è qualcosa come "il mio miglior amico", ma qualcosa come "c'è un mio amico che abita a Torino e sento ogni tanto".

Partendo dal presupposto che io non abiti a Torino, ovviamente...


Horror vacui - versione 2.0.
Altro equivoco dal mio punto di vista è quello della "comunicazione vuota". Parlo di equivoco perché non esiste qualcosa come una "comunicazione vuota". E' una sentenza che mi sa molto di pregiudizio intellettuale. Suona più o meno come: quel che dici ha valore in funzione del suo contenuto in termini di Cultura e Intelligenza.

Se c'è scambio, qualcosa si è scambiato, e da qui non si scappa
Rassegnamoci e proviamo a capire cosa ci si scambia su Facebook.

Non stiamo a scomodare Jakobson.
Comunicare ha tante funzioni. Se Facebook funziona, a qualcosa serve per forza.

Intanto è molto forte l'elemento metacomunicativo: non si dice una cosa per ciò che significa, ma per ciò che significa averla detta. Una citazione da una canzone di Ligabue può voler dire "ieri sono stato al concerto del Liga, e sono ancora su di giri".

Elemento connesso è quello di costruzione dell'identità. Facebook impatta su questo fattore almeno a tre livelli: costruzione del sé, senso di appartenenza, riconoscimento sociale. Postando, citando, linkando, collezionando video e gruppi di interesse costruiamo un'immagine di cosa siamo e di cosa vorremmo essere. E cambiamo nel momento stesso in cui riflettiamo su di noi e prendiamo delle decisioni. Allo stesso tempo ri-condividendo qualcosa vogliamo sentirci parte di un gruppo, vogliamo appartenere a una comunità e sentirci valorizzati da questa appartenenza. Diventa quindi fondamentale, dopo il nostro tentativo di affiliazione, ricevere tutti i feedback di conferma possibili dagli altri membri del gruppo.

Niente di più facile grazie al pulsante "mi piace".
Sarà un caso che per il pulsante "non mi piace" non esista nella versione ufficiale di Facebook?
(mentre nel rimaneggiamento SocialPlus è una delle funzioni principali)


Trasumanar e socializzar.
In questa prospettiva la nostra piattaforma sociale è tutt'altro che un medium disumanizzante. In realtà Facebook fonda il suo successo sulla capacità di rispondere ad alcuni bisogni fondamentali dell'uomo: affermazione di sé, appartenenza e riconoscimento sociale, ...


Insomma, ogni strumento per sua natura si presta a soddisfare alcuni bisogni meglio che altri.
Andare a cercare cultura, dibattito, intelligenza, riflessione e profondità in Facebook è un bell'errore tattico.

Come cercare un ago in un pagliaio.
Quello che cerchi non c'è, e se anche ci fosse vallo a trovare!