giovedì 4 luglio 2013

La morte del "Web Cartaceo"

C'era una volta l'Età dell'oro del Web. I contenuti erano rigorosi, le notizie verificate, la condivisione era disinteressata e gli utenti seri e rispettosi... BALLE!


Non è mai esistita alcuna Età dell'Oro. La condivisione accademica è stata una questione di quattro gatti. Le catene di Sant'Antonio e le bufale non sono affare recente. Buona parte di chi condivideva l’ha sempre fatto verificando al massimo i primi due link emersi da una ricerca su Google.


E da che esistono email, board e forum, sono esistiti Spam, Troll e Flame. Il punto è che in tutto questo non c'è assolutamente niente di male, anzi. Probabilmente le più grandi accelerazioni nella diffusione del Web e nel suo radicamento nella nostra vita quotidiana sono arrivate proprio dagli usi più semplici, istintivi e anti-scientifici del mezzo.

Il problema è in noi, e sorge quando ci lanciamo nella ricerca di un paradigma univoco all'interno di un fenomeno complesso come l'insieme degli "usi di Internet". E' il pensiero paradigmatico (per dirla con J. Bruner) che da solo arranca. E muore.

Non so se ci mancherà...


Mi viene da chiamarla "Web cartaceo", questa visione della Rete come il luogo degli autori liberi di scrivere, di mettere in ordine tutto il loro sapere come nuova fonte alla quale un'umanità assetata possa dissetarsi, e il dissetante autore possa gongolare.

Anzi, il ruolo dell'autore sembra sempre più fragile e inadeguato davanti alla complessità e alle potenzialità di una Rete più matura, più popolata e più densamente connessa alla vita "reale" di tutti i suoi utenti.

La condivisione sul Web non può limitarsi solo a ciò che è ponderato, distillato, freddo e calcolato: quello è solo uno dei modi d'uso possibili, una piccola parte delle motivazioni, una scheggia di paradigma. Ciò che ci spinge a condividere un'esperienza, un testo, un'immagine o un contenuto è spesso ben altro: la motivazione non può risiedere nella semplice ragione, o nell'astratta conoscenza. E, soprattutto, non può essere una per tutti.

Ognuno di noi attribuisce alle proprie azioni un senso, ma questo senso nasce sempre e comunque da un punto di vista e sulla base di un interesse individuale. Il senso nasce con l'intenzione, e per questo è una forma di racconto. La sua radice è quel pensiero narrativo che si contrappone al pensiero paradigmatico, e lo completa.

Il rumore che avanza, l'onda che aggredisce la linearità di un uso "accademico" del Web, è l'altra faccia del pensiero emergente che rende possibile un'intelligenza collettiva: l'intenzione emergente. È questa spinta a dare oggi più profondità, variabilità e diffusione alle pratiche d'uso di Internet, e a far sì che questo strumento abbia un così forte impatto sulla società. Solo oggi la Rete è grande e matura abbastanza perché possiamo vederla chiaramente per quello che è: uno strumento profondamente e trasversalmente radicato nel contesto sociale che lo motiva e lo ospita.

Senza i numeri di una massa di lettori "superficiali", e il supporto di un gruppo di editor "casuali", gli autori "rigorosi" e i moderatori "prudenti" non avrebbero potuto rendere Wikipedia il colosso di conoscenza e intelligenza collettiva che è oggi. Il Web non potrebbe vivere solo come intelligenza e conoscenza collettiva, come comunità di autori indipendente dalla comunità dei lettori.

E questi lettori oggi hanno la ferma intenzione di fare un po' come gli pare.
Ringraziando il Cielo...

lunedì 21 gennaio 2013

"I believe in a thing called... Samsung": La contronarrazione Samsung colpisce Apple dritto al cuore del suo "molto più di"


"Wanna see a picture of my cat?" 
"No..."

La Lunga Fila davanti allo Store ammazza il tempo come può. Aspetta fiduciosa di poter mettere le mani sul Nuovo Desideratissimo Modello di Smartphone.

Il Nuovo Modello sarà qualcosa di incredibile.
Il Nuovo Modello sarà qualcosa di mai visto.
Il Nuovo Modello cambierà tutto.

Noi crediamo nel Nuovo Modello.

Ma ecco, qualcosa turba l'attesa. Qualcosa di inaspettato. Qualcosa di diverso.



"I don't know what I believe in anymore..."
Tutto è cambiato. 

Non è solo uno spot. Non contiene solo delle informazioni commerciali. Non cerca solo di attirare la nostra attenzione. Non cerca solo di influire sulla nostra propensione all'acquisto di un prodotto.

In concreto, questo è Corporate Storytelling. Storytelling è qualcosa in più di "dico cose, racconto a gente": è lo studio strategico del funzionamento e dell'efficacia dei racconti. E un racconto efficace è un racconto che fa la differenza, che produce gli effetti per cui è stato progettato.


Anche questo spot (uno di una lunga serie) è un affondo diretto al cuore del mito Apple. Un'offensiva mirata, nella guerra sistematica di Samsung contro la supremazia (narrativa e di mercato) della Mela di Cupertino. Se iPhone è molto più di uno smartphone, Samsung cerca di colpire proprio sul terreno di quel molto più.

Quando i mercati sono in crisi la concorrenza raggiunge i massimi livelli di conflittualità, e ogni vantaggio competitivo può fare la differenza, sul terreno dei non solo e dei molto più si vive o si muore.

La narrazione è il filo rosso che collega le identità e le esperienze individuali ai prodotti, ai brand e alle aziende. E la contro-narrazione è lo strumento per recidere il legame tra i consumatori e un brand, e crearne uno nuovo con un brand diverso.

Fare Corporate Storytelling per organizzazioni, aziende, brand e prodotti non è un moda, né un passatempo, né un'arte, né uno sport.

E' un'emergenza.

(Tratto da: "Corporate Storytelling: perché le aziende oggi devono sapersi raccontare?" - Articolo completo pubblicato su intervistato.com )

sabato 6 ottobre 2012

Angry Birds: Transmedia o non Transmedia? Questo è il problema... - Manifesto #15 (pt.1)


"Pigs on the wing"!

Il lancio di Bad Piggies, spin-off della serie Angry Birds, è stato il successone che ci si poteva aspettare. Ma tra il lancio di un nuovo velivolo e le operazioni di recupero di un ingegnere suino mi sono chiesto: la serie Angry Birds è o non è Transmedia Storytelling? E' solo un (ottimo) franchise? 

The story so far: dopo essere stati investiti dai pesanti attacchi aerei degli uccellini arrabbiati, i poveri maiali affamati fanno del loro meglio per dimostrare al mondo di non essere solo grugno e borbottanti interiora.

Comincia una nuova era: l'era del maiale volante!





Come omaggio al genio e allo spirito di iniziativa dei tanto bistrattati suini verdi, dedico a loro la colonna sonora di questo post: Pigs on The Wing (1 e 2), dei Pink Floyd.

Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti.


La serie Angry Birds è sicuramente un franchise di successo, e ha saputo raggiungere una fetta di pubblico molto più ampia e variegata di qualsiasi altro videogame nel mondo mobile. Tutti ci saremo imbattuti almeno una volta nei suoi personaggi (personalmente ho visto giocare ad Angry Birds chiunque: dal bambino sulla metrò al birraio al pub) che dai market Apple e Android sono finiti su magliette, felpe, gadget e accessori di ogni genere.








In giro per la rete se ne parla molto, e ha fatto rumore la rapidità della scalata di Bad Piggies nelle classifiche di vendita: Bad Piggies, il nuovo titolo Rovio, ha scalato le classifiche in sole 3 ore.

Diversi blog lo definiscono Transmedia Storytelling, con la consueta disinvoltura che usiamo tutti sulle buzzword del momento, ma siamo sicuri che la serie Angry Birds, assieme al suo nuovo episodio Bad Piggies, lo sia davvero?

Sia chiaro: Bad Piggies mi sta entusiasmando.

E' il mix perfetto di rassicurante "già visto", creatività e intuizione, design curato e gameplay immediato.

Ma qualche dubbio è venuto, e ho intenzione di rifletterci sopra un po'. Giusto perché la cavalcata in modalità buzzword di termini (e temi) potenzialmente molto ricchi e interessanti proprio mi dà noia...


Angry Birds è o non è Transmedia Storytelling?
Lo scopriremo nella prossima puntata...

Pigs on the Wing - part 1:
If you didn't care what happened to me,
and I didn't care for you,
we would zig zag our way
through the boredom and pain,
occasionally glancing up through the rain
wondering which of the buggers to blame
and watching
for pigs on the wing.


venerdì 5 ottobre 2012

Transmedia Storytelling: "Just for the 1% that matters" - Manifesto #14



Facciamo finta di non aver mai sentito parlare del Transmedia Storytelling. Ok, è difficile, visto che tutti ne parlano (in un modo o nell'altro). Facciamo finta allora di non sapere esattamente cosa sia questo Transmedia Storytelling.

Immaginiamo di volerlo capire, e di chiedere a qualcuno "ce l'hai un bell'esempio che capirebbe anche mia nonna?". Ecco: trovare un bell'esempio che renda l'idea di cosa sia esattamente il Transmedia Storytelling è ardua impresa. Anche per chi effettivamente un'idea già ce l'ha.

La campagna per il lancio della serie TV Hunted però ci va molto, molto vicino...

Potete andare a leggere il racconto di chi ha avuto la fortuna di viverla in prima persona: "But, how?" e ARGNet.

Per chi invece non vive a portata di postino di sua Maestà (o della Grande Mela), e per chi ha fretta, ecco il mio rapido resoconto in terza persona.


Un manifesto per strada, in Wall Street, mostra un claim che non può non attirare l'attenzione, e il link a un sito aziendale: byzantiumsecurity.com
Sul sito si trova un video di reclutamento della Byzantium Security (che scopriamo essere una società di sicurezza) e il rimando a un test preliminare di valutazione psico-attitudinale online 

Il test... beh, almeno questo vi consiglio di provarlo ;) byzantiumtests.com
Dopo la compilazione del test, viene recapitato un pacco misterioso...

... che contiene una lettera e una scatoletta di legno...


... proprio una strana scatoletta...

... con dentro una chiavetta USB, contenente un file .zip criptato.

La password di accesso la si ricaverà pure da qualche parte, in qualche modo...

La ricompensa? Una raccolta di materiali top-secret che anticipano le vicende della serie, e un video 

C'è poco da dire.
Fantastico!


Fantastico per la creatività, la cura e la qualità di tutte le componenti: dal livello di evoluzione del test online (qualcuno ha giocato ad Assassin's Creed di recente?) alla verosimiglianza delle affissioni.

Il lancio di una serie TV che:
  • parte dalle affissioni per strada come primo link fisico per scaraventare il lettore, dal mondo reale, dritto al centro del mondo narrativo (come candidato a un posto di lavoro nella Byzantium, la corporation per la quale la protagonista di Hunted lavorava, prima di diventare il nemico pubblico numero uno)
  • inizia a farti vivere sulla tua pelle il conflitto, e immedesimare nel cuore della storia (potrebbe essere: crisi profonda VS bisogno di sicurezza VS individuo VS bisogno di libertà VS controllo VS corporations ...)
  • ti incolla allo schermo mandandoti in trance narrativa prima ancora che il primo episodio venga trasmesso
  • per portare luoghi, temi e personaggi della serie direttamente nel tuo mondo reale, lasciando anche un bel margine di ambiguità sulla loro reale esistenza (vedi chi ha creduto che le affissioni fossero vere, ed ha attribuito loro un preciso significato politico-sociale)



Fantastico anche per l'essenzialità ed efficacia del pacco misterioso, alla lettera allegata (con la piega che lascia fuori a regola d'arte l'incipit fizionale, e nasconde a una prima occhiata la parte "istituzionale" che spiega della serie TV).

E per il livello di consapevolezza di chi ha tradotto il famoso "nuovo paradigma" alla perfezione (mettendo a segno un bel po' di punti sul mio tabellone, tra criteri standard e mie personali convinzioni):
  • accessi multipli all'esperienza di un'unica storyline (diffondibilità, scavabilità, continuità)
  • sviluppo su ciascun media in coerenza con le sue caratteristiche e potenzialità (molteplicità)
  • immersione del lettore nel racconto ed estraibilità dello stesso nel momento dell'emersione
  • comprensione additiva per ogni ulteriore frammento di esperienza vissuto (la ragion d'essere della serialità)
  • pluralità di punti di vista (soggettività)
  • chiamata all'azione per il lettore (performance)
  • creazione di microversi narrativi diversificati e unici, all'interno di un unico metaverso (o come la direi io: micro-biomi narrativi che convivono in un unico macro-bioma) (worldbuilding)
Potremmo chiederci: ma effettivamente in quanti potranno/vorranno buttarsi in questa esperienza?

A quante persone, nel pubblico generalista della TV, può essere rivolta questa forma spinta di Transmedia Storytelling?

Probabilmente a pochi. Molto pochi.
Ma, forse, sono proprio quei pochi l'1% che conta...

Ancora una volta, c'è poco da dire.
Fantastico!


PS:
Che cos'è un bioma narrativo?
Magari di questo vi scriverò la prossima volta...

lunedì 17 settembre 2012

L'era digitale è l'apocalisse dei ricordi - "Lost memories" - Manifesto #13


LOST MEMORIES (French, English Subtitles) on Vimeo

Quali effetti ha la saturazione digitale sulle nostre vite?
Cosa perdiamo, a fronte di ciò che guadagniamo?

Lost Memories mi riporta l'eco di un certo dio-uccello e della sua grande invenzione, delle apocalittiche amputazioni necessarie perché l'uomo possa servirsi delle sue protesi tecnologiche, delle allucinazioni distopiche di androidi che sognano pecore elettriche.

È una bella storia, non per il lieto fine, ma perché insinua nel nostro sogno digitale un'ombra di dubbio: dove stiamo andando?

La domanda è molto più concreta di quanto potremmo essere portati a pensare.

mercoledì 21 settembre 2011

Trauma - indefinito racconto digitale

TRAUMA: Title Screen
Al giorno d'oggi si capita ovunque in modo casuale e io, per caso, sono finito in uno sconnesso mondo-specchio digitale.

Trauma è l'esperienza digitale di un piccolo metaverso narrativo (in altro modo non saprei definirla). Densa e opaca. Straniante, ma intuitiva - ed empatica.

Difficile definirla "gioco", vista la scarsa carica performativa. E' più una macchina-racconto, un artefatto da evocazione. L'importante non sono le mie azioni, ma il racconto che attivano. E le emozioni in cui mi immergo.

TRAUMA: Under the BridgeTRAUMA: Autobahn PlanetTRAUMA: Ghost

lunedì 27 dicembre 2010

Got to be real! - Manifesto #12

Vi invito ad alzare il volume e a far partire la colonna sonora di questo Manifesto: Got to Be Real - Cheryl Lynn



Non preoccupatevi: l'argomento del giorno non è il revival anni '70...

Stavo solo riflettendo su un video nel quale mi sono imbattuto in questi giorni, e che mi ha letteralmente tenuto incollato allo schermo. Forse il video più emozionante che mi sia capitato di vedere online...

Un buon titolo potrebbe essere "The Blackness Beyond Our Earth", e vi consiglio di guardarlo a tutto schermo.

Homemade Spacecraft from Luke Geissbuhler on Vimeo.


Prima di tutto la cosa più importante: l'emozione. Emozione che nasce dall'incontro tra il sogno più antico - quello di volare - e la più umana delle ambizioni - posare il proprio sguardo al di là del cielo.

Dopo essermi goduto lo spettacolo in questi casi il mio primo pensiero è sempre "ma sarà vero?". La panzana in rete è sempre in agguato...

Ma questa volta il mio primo pensiero strutturato è stato:
"è vero? è una bufala? ... ma chissenefrega! quello che ho provato è vero già più che abbastanza".

Morale: le emozioni sono vere.